Di lui hanno scritto

Di lui hanno scritto

Massimo Accarisi

Giuseppe Morelli

Max Squillace

PierGiuseppe Fettolini

Lino Lazzari

Giuliano Rolla

Luciano Rossi

Pasquale Colacitti

Maria Moretti

Giuseppe Martucci

Renano Tommasina

Umberto Gentile

Manuela Mancini

Gino Traversi

Chiara Vignola

Chiara Milesi

 

 

“La luce che vedete qui non la ritroverete in nessun altro luogo”

 

Immergersi totalmente in una macchia di colore, senza ripensamenti, sentire sulla pelle il sale del mare, ascoltare il vento di tramontana che sussurra alle orecchie messaggi cosmici, facendoti sentire parte dell’universo. Bruciarsi la pelle con il sole che bacia violento, sentire l’odore forte di lavanda, il profumo del peperoncino, dei rami di ulivo, e dei fiori di pineta, l’aroma di erbe salmastre, delle conchiglie e degli anemoni di mare. Cullarsi dolcemente tra il  canto delle cicale e il fruscio delle foglie, cercare di capire il colore di un’onda, percorrere le strade bianche e lasciarsi guidare dal cuore del sentiero… Osservare le eterne e immobili notti stellate, capirne il segreto misterioso, perdendosi nel  cielo viola e blu. Immaginare la storia intessuta nelle vecchie case dei pescatori, fitta di trame di reti, pungersi le dita con un rosso fico d’india, toccare il tronco nodoso di un olivo – albero della vita! – coglierne i particolari come fosse un essere umano e contare i suoi anni dalle ferite che porta sul tronco. Stordirsi sommerso da una mareggiata di scirocco o tra i temporali di mezza Estate, improvvisi e inquietanti…

Emozioni trasparenti di luce, cieli di ampio respiro, sensazioni calde e avvolgenti, forti di colori passionali che ti entrano dentro e ti restano addosso, che urlano e ti chiamano: non puoi sottrarti dal raccontarle, dall’immortalarle, ma soprattutto dal viverle!… Se osserverete bene certi quadri, riuscirete a capire da che parte tira il vento… Il contrasto tra le voci del meridione, eppure così altisonanti e forti e il silenzio abissale e sconfinato della natura, immobile ma viva, che aspetta solo di essere vissuta. Tutto questo – e non solo – è La calda estate del ‘93. Un’estate trascorsa da Ghezzi in mezzo a una profumata pineta della Puglia: E’ stato indubbiamente il seme di questa terra fertile e selvaggia, di una forza sconvolgente, a ispirare il nostro artista: “Se vuoi dipingere il sole, devi prima sentirlo sulla pelle”.

“Quell’estate ha rappresentato per me un momento di rottura col mio passato artistico ed esistenziale: ho cambiato il mio modo di dipingere – spiega l’uomo-artista Si è modificata la velocità di esecuzione perchè mi sono trovato a dover fissare le mie impressioni prima che la luce si modificasse e il colore dell’acquerello si asciugasse rapidamente per il caldo afoso: queste opere hanno risvegliato la parte più impressionista di me. La calda estate del ’93 non potevo che dipingerla al Sud, ma solo un anno dopo che avevo vissuto in quel posto ho cominciato a dipingere. E non è un caso; La prima Estate (appunto quella del 1993) l’ho trascorsa esclusivamente ad ambientarmi, a smaltire lo stupore per la luce così accecante e i colori così accesi e forti, le sensazioni uniche per il loro vigore; ero come stordito, accecato dalla luce e ubriacato dai profumi. Vedevo tutti gli oggetti ondeggiare davanti e sotto di me, era come se qualcosa di morbido ma solido mi avvolgesse e mi facesse guardare il mondo attraverso una bottiglia verde… Era come se il canto delle cicale – diventato ben presto la mia ossessione – facesse aumentare il colore dei miei dipinti. I fotogrammi passavano talmente veloci davanti ai miei occhi che non riuscivo a fermarli e ci è voluto un anno prima che potessi assimilarli. Non c’è data su nessuno sei miei quadri, perché li voglio ricordare tutti come l’Estate del m’93.

Il meglio di me l’ho dato dopo: mi sono liberato dalla forma; poi ho dipinto il cielo,  l’umanità, il colore dell’animo…”.

Troverete colori diversi nel corso della giornata, le luci cambiano continuamente, proprio come gli stati d’animo: ci vuole coraggio ad Usare certi colori, e Franco Ghezzi ha osato in quel senso.

La presunzione di un pittore è quella di riuscire a rappresentare i 10.000 colori della Natura con una tavolozza di 50 colori: possiamo allora proprio affermare che Franco Ghezzi – ladro di luce, come ama definirsi lui stesso – ci è riuscito!…

Una mostra pittorica? No, un pezzo di vita… vibrante di luce…

 

(intervista di Manuela Mancini al pittore Franco Ghezzi  dal titolo “ Ladro di  Luce “

 

 

 

 

Lirica di Luciano Rossi ispirata alla mostra di acquerelli di Franco Ghezzi “La calda estate del ’93”

 

GUIDATA DA UN FILO D’ISPIRATO

MISTERO

 

Guidata da un filo

d’ispirato mistero

la mano maestra

esplode i colori

d’estate sognata.

Quel rosso, quel giallo,

quei mobili cieli;

il mare ardente

di fuso metallo

non placa l’arsura,

non sazia la sete

d’anime attorte

d’ulivi di pietra.

Quei veli notturni

di cieli offuscati

tra macchie di stelle

avvolgon la terra:

è il segno d’un sole

celato all’accaso

che continua a bruciare

l’altra metà

dell’umano destino.

Il gelo astrale,

sidereo vento,

è tenuto lontano;

protetto è quel grembo

d’umano soffrire.

Ma i  soli di Franco,

quei rossi di luna,

contengon la fine

d’una vita esplosa

nel cosmico caos.

 

Guidata da un filo

d’ispirato mistero,

la mano ci inganna,

copre l’arcano,

l’angoscia nascosta

d’una calda estate,

d’un afoso aspettare

che domani , ancora,

quel maglio rovente

consumi la vita.

 

Quella mano guidata…

 

 

 

                                                                            LUCIANO ROSSI

                                                                           6 dicembre 1997

                                                                           In una notte di freddo, rassicurante

                                                                           Inverno.

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